Bell'Italia in piazza

Quartiere Chiaia

Il quartiere nasce dall’antico borgo di Chiaja, a suo tempo compreso tra la zona collinare, che raggiunge il corso Vittorio Emanuele, e la linea costiera del mare.

Qui troneggia, sull’isolotto di tufo denominato Megaride, il Castel dell’Ovo, a lungo sede del potere che nei secoli si è succeduto tra sovrani e imperatori, ma anche famosa prigione di personaggi fra cui il filosofo Tommaso Campanella, Carlo Poerio, Luigi Settembrini e Francesco de Sanctis, che hanno tramandato a noi storie e leggende.

Nel 1636 il viceré Emanuele Zuniga y Fonseca, conte di Monterey, fece realizzare a spese dei residenti il Ponte di Chiaja per congiungere i due versanti della collina, in prossimità dell’antica Porta di Chiaja demolita per ordine di Ferdinando IV nel 1782. La demografia del quartiere proseguiva tra la linea costiera e Piedigrotta, attraverso via Cavallerizza e via Santa Maria in Portico, per poi ritornare alla Torretta, in prossimità della quale un’area semipaludosa divideva l’accesso verso la spiaggia. Da questo periodo in avanti si moltiplicano le costruzioni di palazzi nobiliari. Restano, a difesa del litorale, due torri del XVI secolo, in prossimità della Torretta e dell’attuale rione Sirignano.

Nel 1697, il viceré duca di Medinaceli intervenne in modo deciso sul quartiere facendo pavimentare la strada e ordinando l’impianto di un doppio filare di salici e tredici fontane.

Agli inizi del Settecento fu Ferdinando IV a dare una svolta identitaria al quartiere dando incarico a Carlo Vanvitelli, figlio del più celebre Luigi, con la consulenza botanica di Felice Abbate, di realizzare la ‘Villa Reale’.

L’11 luglio 1781, imitando i grandi giardini francesi delle Tuilleries, aprì i cancelli la ‘Tuglieria’ napoletana, il più importante parco in riva al mare d’Europa. All’ingresso, sul lato dell’odierna piazza Vittoria, due costruzioni simmetriche ospitavano caffè alla moda. La sorveglianza dei gendarmi consentiva al ‘popolo’ di mescolarsi ai sovrani e alla corte solo se in abbigliamento e atteggiamenti decorosi. “La Villa Reale – dichiarò Alexandre Dumas nel 1835 – è senza dubbio la più bella e soprattutto la più aristocratica passeggiata del mondo”.

Nel 1872 fu l’intervento avveniristico di Anton Dohrn a connotare ulteriormente la villa con la realizzazione della Stazione Zoologica con l’Acquario più antico del Vecchio Continente.

Verso la fine del 1800 iniziò il processo di evoluzione urbanistica della linea costiera che da allora cominciò a svilupparsi verso il suo interno. La vita ed i mestieri intorno al mare non rappresentavano il meglio della città, anzi vi era concentrato il peggior degrado. Da qui partì la vasta operazione di bonifica che andò sotto il nome di Risanamento, che sino ai primi decenni del Novecento bonificò tutto il fronte del mare, regalandoci la passeggiata più bella del mondo.

Piazza dei Martiri

È tra le piazze più conosciute a Napoli, sia per la caratteristica forma triangolare che per la sua storica eleganza. Le sue origini risalgono a Ferdinando II di Borbone che, a seguito dei moti rivoluzionari del 1848, decise di dedicare lo slargo alla Madonna della Pace.

Errico Alvino, incaricato di realizzarvi un monumento, propose una colonna con grandi ornamenti. L’imprevista morte di Ferdinando II e la rabbia non ancora sopita dei rivoltosi impedirono il completamento dell’opera, lasciando sola e nuda l’alta colonna di granito grigio.

Nel 1861 la questione viene ripresa dall’allora sindaco Andrea Colonna di Stigliano, che decise di completare l’opera in memoria dei martiri napoletani definendola nei particolari ancora oggi visibili: un’enorme colonna di marmo sormontata da una statua che inneggia alle virtù dei Martiri ed i quattro leoni intorno al basamento.

Sulla colonna, alle spalle del leone in piedi, c’è una targa che recita: “Alla gloriosa memoria dei cittadini napoletani, che, caduti nelle pugne o sul patibolo, rivendicarono al popolo la libertà di proclamare con patto solenne ed eterno il plebiscito del XXI ottobre MDCCCLX. Il Municipio consacra”.

Questo monumento voleva simboleggiare il coraggio del popolo napoletano, ed ogni leone rappresenta il periodo rivoltoso dei napoletani. La storia racconta che forse doveva esserci un quinto leone che avrebbe dovuto rappresentare il martirio dei napoletani che combatterono contro i Savoia per difendere il Regno delle due Sicilie.

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